What will we lose? What will we gain?

What will we lose? What will we gain? è un progetto sviluppato durante la residenza d’artista organizzata da Micro Galleries, Disrupt Climate Disruption, a Kathmandu in Nepal.

Il progetto a Kathmandu consiste in un intervento di guerriglia urbana, dove le domande del titolo sono state installate sui supporti in legno delle case colpite dal terremoto del 2015. Le domande vogliono essere una semplice provocazione sull’impatto del cambiamento climatico, senza dare risposte, invitando gli spettatori a fermarsi e riflettere. 

La seconda parte del progetto è stata realizzata in Italia, dove il risultato della residenza è stato presentato sotto forma di una mostra fotografica, durante l’inaugurazione è stato organizzato un tavolo di lavoro aperto al pubblico per discutere  e approfondire gli stereotipi della crisi climatica insieme agli esperti PierPaolo Faggi, professore di Geografia Umana e il fisico, ex direttore del CNR, Dario Camuffo.

What will we lose? What will we gain?

 

Catalogo Urbano: racconti e percezioni di Piazza Gasparotto

Il nostro collettivo è stato uno dei vincitori del bando Piazza+, nel quale si offriva una residenza d’artista con un contributo finale per la realizzazione di un progetto di arte pubblica all’interno di un più grande processo di rigenerazione di Piazza Gasparotto; una piazza semi pubblica che si trova a pochi minuti dalla stazione di Padova. Per Piazza+ abbiamo deciso di lavorare sulle percezioni del luogo, cercando di porre criticamente la domanda: qual è il ruolo effettivo degli artisti nei processi di rigenerazione? In quale stadio essi devono essere coinvolti? È possibile pensare a un’alternativa all’intervento di arte pubblica tradizionalmente inteso? Per questo tra Novembre 2016 e Giugno 2017 abbiamo intervistato, collaborato e coinvolto le diverse comunità che abitano la piazza, scoprendo e rivelando i loro sogni, i loro desideri e la la loro relazione quotidiana con quel luogo.  Il materiale è stato raccolto in una pubblicazione, presentata durante l’evento finale.

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What are you looking for?

What are you looking for è un progetto realizzato per il festival di arte pubblica Microgalleries, che ha avuto luogo  a Graz tra luglio e agosto 2016. Il quartiere del nostro intervento è un luogo attivo, multietnico, con una percentuale molto alta di persone proveniente da altri paesi. In questo contesto abbiamo immaginato una serie di cinque domande in forma di annunci di lavoro (come baby sitter/ dog sitter) e collocate lungo la strada, nei negozi, nei luoghi di ritrovo.  Insieme alle domande era presente un numero di telefono, al quale le persone potevano mandare un messaggio con la loro risposta. Tramite le domande abbiamo voluto scoprire i ricordi, le mancanze, le necessità di chi vive quel quartiere, ricercando come il legame che si ha con il luogo d’origine e il passato possano aiutare a vivere il luogo del presente.

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Venice/Denpansar

#wearethemuseum è stato selezionato per essere parte della mostra collettiva Changing the way you see the world, a Bali, curata da Microgalleries.

Per la mostra, #wearethemuseum ha creato una relazione tra il contesto della Biennale di Venezia, simbolo storico dell’arte contemporanea e la nuova scena artistica nascente di Bali. Per il progetto ci sono state due giornate di performance (una a Venezia e una a Bali), nelle quali abbiamo preso le sembianze di due guardie sale museali e abbiamo attraversato la città, la Biennale interagendo con le persone e coinvolgendo nella riflessione sul significato di museo.  Il materiale della performance è stato poi parte della mostra.

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#WEARETHEMUSEUM

#Wearethemuseum è un progetto partecipativo che ha voluto esplorare la percezione e il significato di spazio museale per le persone. E’ stato parte di Innesti Urbani, una mostra realizzata per rigenerare un quartiere di Padova in aprile 2015.

Per la durata di due mesi un gruppo di persone sono state coinvolte a raccontare la loro idea di museo, la loro esperienza e come si può concepire lo spazio museale come spazio pubblico. In seguito, durante l’inaugurazione abbiamo realizzato una performance, nella quale abbiamo interpretato due guardiasale che vagando per la città interagivano con il pubblico, coinvolgendoli in discussioni relative all’esperienza del museo.  Il materiale raccolto è diventato parte della mostra insieme al materiale della performance.

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Seeds Away

Per la mostra Urbane – an interdisciplinary exhibition exploring our urban relationship to food, tenutasi a Edimburgo a febbraio 2015, abbiamo presentato il progetto Seeds Away.

Seeds Away raccoglie il processo che è stato sviluppato per Graine de Jardin, raccontandolo tramite una serie di cartoline illustrate a disposizione del pubblico della mostra per essere inviate ad amici, conoscenti e ai partecipante del progetto scorso. Ogni cartolina raccoglieva una frase e un’immagine di Graine de Jardin, le quali cercavano di non essere esclusive di un’esperienza ma aprirsi a tematiche e a un pubblico più ampio.

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Graine de jardin

Graine de Jardin è un progetto nato dalla collaborazione con Collectif Fil (FR) e Help from Home (RO) e grazie al supporto di Nantes Metropole. Pensato per la rigenerazione e la promozione di pratiche di comunità, Graine de Jardin è stato realizzato nel quartiere della Nizanerie (Nantes, FR) tra il dicembre del 2013 e giugno 2014. Concentrandosi sul significato di giardino, di scambio, di slow travel e del rito del cibo, abbiamo lavorato con un gruppo di persone sia a livello locale che internazionale, raccogliendo via posta una serie di semi e le loro storie. Una volta raccolti i materiali abbiamo ricreato nello spazio del chiosco pubblico un finto fast food, dove il cibo era presente nel suo stato grezzo e inziale. I ‘clienti’ sono stati così coinvolti in una serie di viaggi metaforici tra le storie, usi, esperienze e ricette di semi, piante e fiori.

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Km 0,63

Km 0,63 è il nostro primo progetto realizzato a Venezia nel giugno del 2013 in occasione di Fondamenta 2.0.  Il progetto vuole riprendere la filosofia e l’approccio del Km 0 riproponendo un ripensamento critico dei suoi presupposti, cercando di includere sia la relazione con il territorio, in questo caso quello della fondamenta (lunga appunto 0,63 km) sia giocare sulla risignificazione dello spazio comune, costruendo un piccolo orto di erbe aromatiche.

 https://vimeo.com/77411769

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